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  • Immagine del redattoreGoffredo Bordese

Il "gioco" delle paure




Quando ero bambino e poi ragazzo, balbettavo moltissimo. Ancora oggi mi capita ogni tanto, soprattutto quando sono più agitato o stanco. La mia è una balbuzie era (è), una balbuzie "tonica", ossia acceleravo ma praticamente non mollavo la frizione. Spesso le persone non se ne accorgevano perché sembrava una pausa un po' troppo lunga. Vedevano e percepivano un blocco, ma diverso da quando si dice ba-ba-ba-balbetto. In realtà dentro di me avevo già formulato la frase che nessuno aveva sentito perché mi si era fermata poco prima in gola. Questa cosa mi aveva fatto diventare cintura nera quinto DAN di evitamento e di bugie bianche. Avevo sviluppato una capacità immediata e incredibile di evitare qualsiasi situazione anche potenzialmente pericolosa per la possibilità di dover parlare. Delegavo una prenotazione al ristorante, evitavo ogni possibile lettura a voce alta in pubblico, andavo al supermercato per comprare il latte ed evitare di dire "un litro di latte per favore" dal panettiere sotto casa, dicevo "SI PRONTO" al telefono al posto di "PRONTO" (la P è in spinta, la S no). Insomma, avevo costruito la mia identità attorno a ciò che temevo. Ero la mia balbuzie. La stessa cosa la vedo ora in tutti. Un tossicodipendente vive in funzione di attrazione o evitamento di certe situazioni. Una persona bisognosa di riconoscimento vive in funzione di compiacimento evitando ogni forma di possibile rifiuto. Una persona con problemi alimentari vive contando le calorie o evitando sensazioni di vuoto (emotivo che diventa fisico). Ho origini del sud, abbraccio e non ho paura del contatto fisico. Ho un amico che ogni volta che lo abbraccio mi dice che ha mal di schiena e di stare lontano. E' evidente che ha una paura fottuta della vicinanza emotiva; sia mai che possa scoprire di essere degno di amore gratuito! Meglio raccontarsi che è uno schifo e che nessuno può amarlo.

Un abbraccio rischierebbe di distruggere le convinzioni sulle quali ha costruito la sua identità affettiva. Insomma...ognuno di noi sa benissimo cosa teme e ha fatto 7 master a Yale per inventare evitamenti geniali e sempre nuovi.

E tu cosa eviti? Dietro quale paura/scusa ti metti al sicuro?


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